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Il dono e il perdono: fanno parte del tuo stile di vita?

Io sono, noi siamo, tutti siamo

Il dono e il perdono: fanno parte del tuo stile di vita?

Molte volte ci ritroviamo a puntare il dito contro quello che i media ci propongono attraverso radio, tv, giornali e ormai programmi televisivi costruiti su piccole notizie di cronaca. Senza sapere se tutto ciò che ci viene proposto sia vero, ma ammettendo che sia così, invece di puntare il dito…non ci si chiede mai il perchè…perchè?

Nel mio percorso di studi in Psicologia, non a caso mi è capitato di leggere un libro interessantissimo dal titolo “Il dono nel tempo della crisi” di Enrico Molinari e Pietro Cavalieri. In questo testo si tratta un argomento quantomai attuale e allo stesso modo senza tempo; l’uomo deve assimilare l’essenza del dono e del perdono per essere un uomo evoluto realmente distanziandosi così dal vecchio “prototipo” di uomo-cacciatore.

Viviamo un periodo di transizione tra l’uomo antiquato e l’uomo tecnologico, queste due essenze rappresentano l’uomo in due scale evolutive differenti, secondo voi noi apparteniamo più all’antiquato o al tecnologico? La risposta arriva a breve, continua a leggere e lasciati permeare oltre la razionalità.

Prima di continuare vi racconto una storia: E’ l’estate del 1941 e da alcuni lunghi mesi in Europa impazza la più feroce delle guerre mai conosciute. Dal campo di concentramento di Auschwitz riesce a fuggire un prigioniero. Subito scatta la rappresaglia dei nazisti. Viene così disposta la selezione di dieci internati che vivono nella stessa baracca del fuggitivo. Dovranno morire di fame nel blocco 13, il bunker della morte. Sul piazzale polveroso, uno dei dieci scoppia in un pianto irrefrenabile, è Francesco Gajowniczek, ha moglie e figli che lo aspettano. E’ disperato. Si rifiuta assolutamente di morire. All’improvviso esce dalle file un uomo esile, semicalvo, con degli occhiali rotondi a forma di otto, è il prigioniero numero 16670, un prete polacco. Nei campi di concentramento, fatti per annullare la dignità e disumanizzare, ogni legame di amicizia, ogni forma di solidarietà sono mal sopportati e, in alcuni casi, possono scatenare negli aguzzini reazioni imprevedibili. Ma questa volta, del tutto inaspettatamente, la proposta di scambio viene accettata, così l’esile prete polacco potrà andare a morire al posto di Francesco.

Siamo alla vigilia di Ferragosto, sono già trascorse due settimane di agonia, senza acqua e senza cibo, 6 su 10 sono già morti in una straziante e terribile agonia, restano in 4 tra cui il prete polacco. Gli aguzzini non vogliono più aspettare e decidono di porre termine a quella estenuante attesa finendo i superstiti con una iniezione letale. Ed ecco che in una piccola cella, i due sono l’uno di fronte all’altro, senza parole. Il primo è stremato dalla fame, ma dietro quegli occhiali rotondi ha uno sguardo ancora intenso e penetrante. I suoi occhi intendono con perfetta lucidità cosa sta accadendo. L’altro si muove con gesti lenti e precisi, non tradisce alcuna emozione, quasi fosse una macchina gelida. Mentre il giovane ufficiale medico sta iniettando acido fenico nel braccio, il prete lo guarda intensamente e con voce flebile sussurra alcune parole: “Lei non ha capito nulla della vita…l’odio non serve a niente…solo l’amore crea!” Il prete polacco era Massimiliano Kolbe.”

Questa storia sta a rappresentare l’uomo antiquato con quello moderno ed evoluto. Da questa storia comprendiamo quanto il nazismo, la guerra in generale e il tempo di Auschwitz siano presenti ancora nella gente, in ognuno di noi. Osservando dal punto di vista alchemico spirituale, oggi vedo guerre che sono la proiezione dell’uomo non in generale, ma di ogni uomo che esiste e vive in questo mondo adesso. Se non si pone l’amore e il dono al centro del proprio essere e stile di vita non si è compreso nulla, nè dalla storia nè dagli errori che l’uomo stesso ha fatto durante tutta la sua vita in questo mondo.

Così ci ritroviamo ad essere oggi uomini produttivi, uomini numero, uomini disumanizzati che devono vivere la propria vita nutrendo quella parte inutile dell’esperienza terrena. Da tempo ormai la capacità di produzione espressa dall’uomo, attraverso le sue prestazioni tecniche, è tale da aver superato ogni sua capacità di immaginazione, che invece rimane limitata. Il limite dell’immaginazione impedisce all’uomo di valutare adeguatamente le conseguenze derivanti dall’inarrestabile sviluppo della tecnica. A paralizzare ulteriormente l’immaginazione è il sistema creato per far divenire normale ciò che non lo è, vedi l’ “educastrazione” della scuola, vedi infiniti vaccini inutili da somministrare, vedi la visione del bambino che deve obbedire e imparare a memoria castrando così da subito la creatività e il senso dell’immaginazione di ciò che si ha dentro.

Questa straordinaria complessità brevemente elencata messa in campo dalle istituzioni non solo inibisce l’immaginazione ma interferisce potentemente anche con la percezione umana. Ne consegue un popolo molto più facilmente manipolabile e gestibile. Conseguenze? Il deficit dell’immaginazione e della percezione, si trasformano in deficit di sentimento tale da divenire degli “analfabeti” emotivi, incapaci di riconoscere le nostre e altrui emozioni, freddi e distaccati come l’ufficiale nazista.

Una ristrettissima parte del genere umano oggi gestisce quasi la metà della ricchezza del pianeta senza curarsi minimamente dell’estrema povertà che le sue scelte producono su milioni di persone. Non siamo lontani dai campi di concentramento, ma in quest’epoco tutto avviene in silenzio, senza spargimento di sangue nel senso più violento del termine, ma come una iniezione silente che addormenta lentamente tutti i destinatari.

Qua poi giunge la domanda classica, siamo così evoluti? sono passati oltre 5000 anni di storia dell’uomo più moderno ma senza alcun passo in avanti dal punto di vista evolutivo più sottile dell’uomo. Il perdono visto come un dono per sè stessi e per chi riceve, il perdono visto come uno degli stadi più evoluti che l’uomo possa utilizzare per andare oltre.

Tante volte, capita anche di ricevere, in consulenza o nei corsi di formazione di crescita interiore che propongo nel mio studio, persone che hanno subito dei torti da altri professionisti del settore o da corsi che non hanno portato nulla di positivo, allora rispondo semplicemente che quello che è accaduto, anche se negativo, le occorreva per evolversi e comprendere al meglio la proprio vera essenza e natura attraverso il perdono e l’empatia.

Concludo questo articolo riflessivo sullo stato attuale della visione del genere umano con una citazione di un testo meraviglioso “La civiltà dell’Empatia” di J. Rifkin:

L’empatia è come un solvente universale. Qualunque problema, immerso nell’empatia, diventa solubile. E’ una strada efficace per prevenire e risolvere i problemi interpersonali, che si tratti di conflitti coniugali, internazionali o di lavoro….Diversamente dall’industria delle armi che costa miliardi di dollari per essere mantenuta in efficienza, dalle carceri o dal sistema legale che costa milioni di dollari per funzionare, l’empatia è gratuita.

 

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