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Il Ramo e il vello – Libro del prof. Giuseppe Fontana

Io sono, noi siamo, tutti siamo

Il Ramo e il vello – Libro del prof. Giuseppe Fontana

 

Oggi vi segnalo un testo molto interessante per gli amanti della cultura e del nostro territorio, l’opera del professor Giuseppe Fontana racchiude tanti significati partendo dalle radici della nostra regione e di tutto il meridione.

Vincenzo: “Professore il suo libro di quali argomenti tratta? una semplice risposta per i lettori di Naturopatia Puglia.”

Giuseppe: “Il mio tomo parla del bosco in tutti i suoi aspetti: mitologico, gestionale, scientifico, pedagogico, sociologico, psicologico e quindi parlo di piante medicinali, tintorie, tessili, di zooterapia e onoterapia, persino degli usi delle piante in floriterapia, naturopatia, gemmoterapia.”

Vincenzo: “Professore, può darci un saggio di come inizia il suo libro? Siamo curiosi di un’anteprima speciale! Grazie”

Giuseppe: ” Ecco una parte della mia introduzione al libro, che parte con una mia poesia:

<L’inizio del viaggio Il viaggio comincia lungo la memoria in caverne nascoste come ombre che s’illuminano e si colorano improvvise dall’inconscio collettivo ora di verde ora di giallo ora di colori improbabili Il viaggio comincia lungo la memoria di innumerevoli esseri che parlano o tacciono in coro. Il viaggio comincia dalla memoria come se la negasse oltrepassandola attraverso visioni senza tempo dove gli eventi si confondono con le illusioni quando si torna innocenti come bambini, senza catene e senza vincoli e si torna a sognare luoghi e popoli meravigliosi attraversando vie, fiumi, ruscelli boschi orgogliosi ed imponenti castelli.>
Segue poi l’introduzione:
I racconti mitologici di pressoché qualsiasi popolo tradiscono un sentimento profondo per gli organismi vegetali che spesso venivano analizzati con cura, e di cui ci si serviva per comunicare significati allegorici a mezzo di un linguaggio simbolico.
Inoltre laddove si analizzino alcuni racconti mitologici in relazione al culto è possibile riconoscere un nesso di ordine tradizionale tra la flora e il divino; basti pensare all’uso diffuso nelle celebrazioni che già in tempi remoti si faceva dell’incenso, e ad alcuni racconti mitologici che vedono protagonisti la pianta, l’albero, il bosco o come ambientazioni o luoghi di dimora di Dei come Pan, di creature mitiche come fauni e satiri, ninfe, ecc. o di popoli magici come elfi, fate, orchi, ecc.
Ecco il bosco, assieme all’albero, diviene simbolo ed archetipo, l’inconscio terribile, l’oscurità e l’incognito da temere e dal quale fuggire, ma è anche ricerca profonda di sé e del rapporto con il proprio profonfo e l’Altro. Il bosco allora diviene rifugio, cura dell’anima, sostegno dell’anima, ma non solo questo. Il bosco innanzittutto è vita, un organismo vitale e vivente, globale, che ci sostiene, che ci alimenta, che ci insegna. Esso è Natura esattamente come e quanto noi siamo Natura.
Ecco l’esigenza di narrare il bosco dalle origini della vita a partire dall’Evoluzione, ovvero da quel tentativo di spiegazione delle caratteristiche, delle diversità e della distribuzione delle varie forme di viventi, quale risultato di una continuità nella discendenza di quegli animali e di quelle piante che popolano o che hanno popolato la Terra, che hanno visuto nelle foreste o che l’abbiano formate. Il viaggio comincia dallo scenario iniziale, quando la terra non era come ora ci appare, quando durante l’Eone Adeano non vi è vita sulla Terra e temporali scaricavano diluvi ininterrotti e fulmini grandiosi attraversano le nuvole.
La Terra è sconquassata da meteore e i vulcani eruttano lava ovunque, che si secca in enormi deserti e prosegue lungo la nascita, l’evoluzione e la differenziazione della vita vegetale e animale e dei suoi rapporti col suolo e col clima, i quali creano la foresta o ne negano la possibilità non solo di svilupparsi ma persino di nascere o la distruggono.
Ma le piante, gli alberi non fuggono al clima, ma vi si adattano, evolvendosi in determinate direzioni ed ecco che ogni tipo di clima caratterizza un tipo di vegetazione formato da piante diverse e adatte, da foreste rigogliose a piccole piante nascoste fra la sabbia delle dune o fra le rocce delle rive o delle pendici scoscese.
Il clima caratterizza la vegetazione e la vegetazione forma il paesaggio, quella particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche, imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto.
È la vegetazione e la conformazione del territorio che hanno caratterizzato i paesaggi dove vissero antichi popoli come i Messapi, i Bruzi, i Greci nelle loro colonie lungo le coste delle coste italiche e che caratterizzano ancora i paesaggi più belli e suggestivi dell’Italia Merdidionale, dove il bosco affianca uliveti, vigneti e pascoli o li contrasta o che a loro si ribella. Vagando, errando per il il nostro Meridione possiamo assistere indubbiamente all’alternarsi e al succedersi di paesaggi vegetazionali meravigliosi dove predominano ora quella pianta, ora quell’altra, come la Vite, l’Olivo o la Sughera piuttosto che il Leccio, oppure salendo in montagna il Castagno e dopo ancora il Faggio, o ancora il Pioppo lungo le ripe dei giumi o dei laghi o la Tamarice nei greti abbandonati dalle fiumare.
Quando i nostri antichi progenitori popolavano le foreste di divinità e di leggende, che accumunavano gli uomini con gli Dei, esprimevano la loro ferma convinzione nell’esistenza di una vita universale, che ci avvolge e ci compenetra intimamente e ci permette di effonderci in sereni colloqui con una natura umanamente divinizzata.
Qualcosa di simile ci sembra di percepire vagamente, se riusciamo a sottrarci dalla nostra distratta e affannosa esistenza quotidiana e a entrare nei silenziosi recessi di una foresta. Ed è la foresta che offre l’ambiente vivo dove l’uomo affaticato, ansioso, frustrato riesce a pacificarsi interiormente, di ritrovare una pacata armonia fra sé stesso, le cose animate e inanimate, visibili e invisibili; forse perché la foresta è l’espressione culminante della vita vegetale e animale in un momento della storia vivente.
Molti altri, all’ooposto, vedono e considerano il Bosco soltanto dal punto di vista utilitaristico ed economico e ciò non sarebbe del tutto errato errato se fossero rispettate se pur minimamente le leggi naturali e le teniche di coltura e di gestione tipiche della Selvicoltura naturalistica.
Il Bosco ha sempre fornito legname da costruzione, legna da ardere e per il carbone ed ha fornito foraggio per gli animali al pascolo e rimedi medicinali per lle genti, persino fibre tessili e coloranti per fabbricare e colorare pregevoli tessuti di enorme valore culturale ed economico.
Senza boschi non vi sarebbero state costruite navi, né avrebbero volato gli arei costituiti di legno di Carpino o gli ar-menti non avrebbero potuto lavorare la terra e l’Agricoltura svilupparsi e nemmeno la vita rurale attorno alle campa-gne, basti pensare ad esempio ai fabbricati dal tetto in travi di Castagno o ai camini nelle case o ai braceri o alle cucine cosiddette economiche che bruciavano legna e non certo gas metano o propano; oppure basta ricordare i cesti formati da corde di vimini intrecciate fra loro in robusti e comodi panieri; nemmeno possono essere dimenticati i carbonai sporchi di fuliggine, lontani da casa mesi e mesi, che tanto hanno caratterizzato i sentieri di popolazioni e di luoghi meridionali in genere e calabresi in particolare.
Allora il Bosco siamo Noi, la nostra storia, passato e futuro che sia economico, sociale, cultuale o tutto ciò nello stesso momento ed è quanto più colpisce e interessa la pubblica opinione e non solo le menti più colte e sensibili, infatti i poteri responsabili e l’opinione pubblica dei diversi Paesi all’istituzione dei Parchi Nazionali, rientrano nel discorso più ampio e globale della conservazione della Natura e potrebbero essere nella presa di coscienza che le risorse naturali vengono distrutte con progressività minacciosa in tutto il Mondo; che la Natura non è qualcosa di estraneo, di esterno a noi umani, ma è una realtà alla quale noi stessi apparteniamo e che fa parte del nostro essere e del nostro divenire e che abbiamo il dovere di amministrare razionalmente per noi e per le generazioni che verranno; acquisizione dell’idea di globalità e inscindibilità dei problemi ecologici, e quindi di una conservazione globale, che unisce in intima correlazione interessi umani e interessi di tutto il Mondo vivente, entro la concezione olistica della biosfera. In ragione di ciò sono costituiti numerosi Parchi nazionali anche nel Meridione italiano con diverse ed important finalità come la conservazione degli ecosistemi naturali, la ricerca scientifica, l’educazione alla comprensione dei valori ambientali ed elle responsabilità umane, la restaurazione di energie e risorse fisiche e morali, l’economia, tenendo presente gli interessi autentici e duraturi delle popolazioni con un’efficace ed equilibrato piano di compensazioni, da attuarsi nel quadro di un vasto assetto del territorio, che circonda il Parco e qui occorre annoverare attività come l’Agricoltura, l’Artigianato, la Pastorizia, l’allevamento di animali appartenenti a specie e a razze tipiche e caratteristiche del territorio. Ed è nel nostro terrtorio fra isole grandi e piccolo, dalla pianura alle montagne degli Appennini, dei Nebrodi, sul Gargano, in Sila come in Aspromonte si può assistere ad una grande e massiccia diversità biologica che interessa tutti I Regni dei Viventi, da quello animale a quello vegetale sino a quello dei Funghi, ma non solo.
La diversità biologica interessa e occupa grande importanza nelle specie vegetale di interesse agrario spesso dimenticate in nome del progresso e del consumismo, tanto che certe sono relegate, se non in piccolo centri agricoli montani, nascosti in un boschett, in un orto o in un giardino. Queste piante, che siano cespugli o alberelli, spesso donano frutti prelibati o antichi rimedi a diversi malanni e vari disturbi. E cosa dire di quelle razze ovine, caprine, suine, equine, bovine che coronano la storia e le tradizioni della Sardegna, della Sicilia, della Calabria, della Lucania, della Puglia e di tutto il Sud italico e che producono latte da usare per formaggi unici per qualità e bontà, o insaccati, nel caso di suini, sempre più famosi nel Mondo.
Sicuramente l’uomo ha scoperto per caso le proprietà medicamentose delle piante oppure osservando gli animali che se ne cibavano, ma alla fine da giardiniere, da custode è divenuto erborario ed erborista, sciamano e uomo medicina, stregone, farmacista, alchimista, medico. Ha scoperto proprietà di piante arboree come l’Ulivo, la Vite, l’Alloro, o il Noce, il Carrubo o dell’Iperico, dell’Angelica, del Timo di cui sa usare fiori, foglie, radici, parti di pianta o l’intera pianta, giusto per citare quelle più comuni nella Macchia-foresta mediterranea.
Ha addomesticato gli animali, che lo hanno accettato come capo branco, come ad esempio i bovini, gli ovini e i caprini, i quali sono stati selezionati in base alle loro funzioni, la lavoro (bovini ed equinii) , da carne, da latte, da lana (solo gli ovini).
Infatti nel corso dei secoli o dei millenni l’uomo è riuscito ad ottenere razze tipiche dei loro territori, quelle più adeguate, più idonee a un determi-nate condizioni climatiche ed edafiche, capaci di produrre in determinate condizioni più o meno generosamente, ma con l’uniformazione dei prodotti, la globalizzazione, la meccanizzazione il bisogno di lavoro animale è andato scemando e così le razze a tiro pesante come il Cavallo di razza Murgese sono divenute sempre meno utili e sono scomparse (sd esempiol’Asino di razza calabrese, di cui si parla di una probabile esistenza e scomparsa già alla fine del XIX secolo) o stanno scomparendo come molte razze ovine meridionali come ad esempio la Quadrella o si sono estinte come la razza caprina Foggiana, nonostante oramai la lana di pecora possa essere usata non più nei comuni tessuti ma nella bioedilizia.
Non per questo si deve o si cade nella rassegnazione di perdere la propria identità territorial, le tradizioni vanno recuperate e l’innovazione nel rispesto di queste è necessaria, perchè conoscere la propria origine e la propria storia è vitale per un popolo. Quindi se le proprie origini sono pastorali, o contadine, o boscaiole, o cittadine, o marinaresche non ci si deve vergognare, è una storia che comunque ci fa onore e che come Meridionali ci unisce. Il lavoro è fatica, ma il lavoro nel Bosco, nella campagna o in mare ha comunque un qualcosa di incommensurabile e di poetico come le donne che raccolgono e lavorano la Ginestra, che tessono e colorano la seta, come una volta o come l’agricoltore che sente la necessità, a volte quasi mistica, del rispetto della Terra per creare un prodotto di pregio e di qualità. Un’altra cosa però deve far riflettere: il conferimento della dignità scientifica e procedurale della Pet Therapy nel Servizio Sanitario Nazionale e rappresenta un importante riconoscimento del valore terapeutico della relazione fra uomo ed animale nell’ambito di progetti terapeutici e assistenziali.
Ecco che alcune specie di animali domestici, come cane, gatto, asino, cavallo e la capra possono intervenire positivamente in situazioni di fragilità, disturbi inquadrabili nella classificazione del DSM-IV, costituire un prezioso aiuto per la comunicazione, la socializzazione e facilitare l’autostima delle persone, favorendone il processo di autonomia. La Pet Therapy è una co-terapia che si affianca e integra un trattamento terapeutico in ambito psicologico e sanitario; è un insieme di interventi di facilitazione indicati per tutti coloro che vogliono migliorare la qualità della loro vita attraverso la relazione mediata dagli animali. La Pet Therapy, nelle sue due principali branche delle Terapie (TAA) e Attività Assistite con l’Ausilio degli Animali (AAA), prevede il coinvolgimento di animali in progetti finalizzati al conseguimento di obiettivi a carattere terapeutico (TAA) o assistenziale (AAA). L’Animale corre in aiuto dell’Uomo ancora una volta, difatti il rapporto affettivo, che si instaura tra paziente umano e il Pet, se opportunamente gestito, può influire positivamente in situazioni di squilibrio di affettività, costituire un prezioso ausilio per la comunicazione verbale e non verbale, la socializzazione e facilitare l’autostima del paziente, favorire il processo di autonomia. Allora la Natura, il Bosco, le Piante, gli Animali permettono la sopravvivenza dell’Umanità, non solo dei singoli territori, delle singole popolazioni; essi sostengono, curano, alimentano, proteggono, educano, aiutano, guariscono l’Uomo lungo tutto l’arco della sua esistenza.

Vincenzo: ” Grazie Professore per l’opportunità che ci ha regalati. Dove è possibile acquistare il suo libro?”

Giuseppe: “Per il momento il testo è acquistabile online ma a breve sarà pronto anche il cartaceo acquistabile da qualsiasi libreria, per il momento è possibile l’acquista presso il mio EDITORE.

 

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