Microbiota intestinale: cos’è, com’è composto, che ruolo svolge?

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Microbiota intestinale: cos’è, com’è composto, che ruolo svolge?


Il ruolo centrale in una psicologia moderna e integrata


Il microbiota intestinale è uno degli elementi fondamentali di tutto l’ecosistema intestinale. Quest’ultimo, infatti, comprende tre componenti: la barriera intestinale, che è un filtro molto selettivo e importante per il benessere dell’intero organismo, una struttura di tipo neuroendocrino oggi chiamata comunemente “secondo cervello” e, infine, il microbiota intestinale che, pur non essendo un vero organo perché funzionalmente ci appartiene anche se non dal punto di vista anatomico, da sempre ci accompagna nell’evoluzione filogenetica.

Che cosa significa microbiota intestinale?

Con questo termine si definisce la comunità microbica del tratto enterico – alcuni autori ritengono in numero simile al numero di cellule del corpo umano, altri addirittura 10 volte maggiore –, costituita prevalentemente da batteri, oltre a lievitiparassiti e virus. Quando queste comunità vivono in equilibrio vi è una condizione definita di eubiosi. Questa è molto importante perché permette alle varie componenti del microbiota intestinale di essere funzionalmente efficaci e soprattutto di essere sincronizzate sia tra loro, sia con gli altri componenti dell’ecosistema intestinale.

In tal modo il microbiota è in grado di svolgere una serie di funzioni essenziali per l’ospite: funzioni di tipo metabolico, quindi sintesi di sostanze utili all’organismo, di tipo enzimatico, di protezione e stimolo verso il sistema immunitario e di eliminazione di tossici. Pertanto, il ruolo che svolge un microbiota in buon equilibrio, in eubiosi, è fondamentale per la salute generale dell’organismo.

Da che cosa sono composte queste comunità batteriche?

A livello di phyla sono quattro i principali: FirmicutesBacteroidesProteobacteria e Actinobacteria.

Firmicutes e Bacteroides rappresentano circa il 90% e molto spesso negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato come il variare del rapporto tra queste componenti faciliti e promuova uno stato di disbiosi che può essere correlata a malattie non soltanto dell’apparato digerente, ma anche, solo per citarne alcune, a diabete e obesità, dermatite, patologie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson o addirittura a malattie sistemiche. (Science, 2016)

Come si instaurano e cosa comportano l’eubiosi e la disbiosi del microbiota intestinale?

È innanzitutto necessario sottolineare che il microbiota intestinale è legato all’età: l’organismo cerca da sé di mantenere un equilibrio adeguato della composizione microbica, soprattutto nella fase centrale della vita. Nei primi due anni, quindi nella tarda e nella prima infanzia, questo equilibrio è molto più instabile e viene addirittura a mancare negli anziani, nei quali assistiamo a variazioni significative del microbiota. Ma anche negli adulti il microbiota ha piccole variazioni giornaliere, condizionate soprattutto dall’alimentazione.

Se analizziamo quali sono i fattori che intervengono negativamente nella determinazione della composizione microbiota ci accorgiamo che esistono due casi: la presenza di infezioni che sopraggiungono dall’esterno e che danno disbiosi acuta e fattori che incidono in modo più subdolo e più lento determinando uno stato di disbiosi cronica. È il caso delle alimentazioni scorrette, per esempio le diete iperproteiche o con troppi carboidrati, e degli stili di vita sbagliati (non fare attività fisica, fumo, l’abuso di alcool, ecc.) protratti nel tempo. Inoltre, fra gli elementi che contribuiscono a modificare l’equilibrio e la composizione del microbiota bisogna annoverare anche le componenti farmacologiche. Infatti, larga parte della popolazione assume farmaci in modo cronico e questo contribuisce a variare profondamente il microbiota.

La letteratura scientifica indica che l’uso di inibitori di pompa protonica (PPI), cortisonici e contraccettivi orali fa sì che si creino disbiosi subdole, che non vengono percepite immediatamente dal paziente come quelle acute. Al contrario degli antibiotici che scatenano disbiosi acute con sintomi facilmente rilevabili come diarrea, dolore addominale e meteorismi.

Quando si instaura uno stato di disbiosi cronica, invece, lentamente si instaurano anche importanti alterazioni funzionali che coinvolgono soprattutto la barriera intestinale.

Questo accade perché la barriera intestinale è selettiva: esistono alcune strutture chiamate “giunzioni serrate” o “thight junction” che mettono in collegamento le varie cellule intestinali e che permettono il passaggio bidirezionale di sostanze dal lume intestinale al torrente circolatorio. Sono strutture proteiche che traggono grande beneficio e sono molto condizionate nella loro funzionalità da sostanze come gli acidi grassi a catena corta, prodotti proprio dal metabolismo del microbiota intestinale.

L’alterazione del microbiota intestinale dal punto di vista metabolico comporta, di riflesso, l’alterazione della funzionalità delle giunzioni serrate e quindi il passaggio di sostanze tossiche, di allergeni, di microbi nel torrente circolatorio e quindi dall’intestino a tutto l’organismo. Ecco perché è necessario mantenere l’eubiosi del microbiota intestinale.

Da non sottovalutare l'importanza del microbiota con tutte le sindromi e disturbi dell'umore, grazie alle recenti scoperte scientifiche sul campo.

Sulla rivista Nature il 1 Giugno del 2015 è stato finalmente dichiarato e descritto la relazione tra sistema immunitario e sistema nervoso centrale: "i due sistemi comunicano tra di loro, la barriera ematoencefalica impedisce il contatto tra le cellule immunitarie che circolano nel sangue periferico e le cellule nervose del cervello."

CONCLUSIONI

In un'ottica moderna, le cure della psiche non possono sorvolare sulle cure del nostro secondo cervello, e chiaramente, viceversa. L'augurio è quello di creare una rete di professionisti che sappiano comunicare all'unisono con al centro il benessere del paziente. Personalmente attraverso gli studi in Naturopatia e il Master in Psico Neuro Endocrino Immunologia, posso dare una giusta inquadratura sia dal mio punto di vista specialistico in Psicologia Clinica, senza tralasciare l'attenzione all'intestino, inviando i pazienti, se necessario, a specialisti del settore.